La processione dei Misteri di Trapani di Salvatore Accardi

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foto tratta dal sito www.trapaninostra.it


La Settimana Santa del canonico Fortunato Mondello, tratto da "Spettacoli e Feste Popolari nel Trapanese" del 1882.

Il Venerdì Santo, oltre il digiuno rigoroso, praticato dalle cristiane famiglie, a somiglianza di altre città di Sicilia, è in uso anche in Trapani presso molti divoti di non gustar cibo dal Giovedì al Sabato Santo o alla Pasqua. Questa maniera di digiuno dicesi "trapassu". Le sacre cerimonie di questo giorno si celebrano dalla Chiesa cattolica, in istretto lutto, con grande concorso, principalmente nelle chiese delle nostre parrocchie. Dopo la soppressione de' Gesuiti, i padri Minori Osservanti commemorano le Tre ore dell'Agonia. Entro il loro vasto tempio, che colla sua rigida povertà ci richiama il Calvario, si raccoglie quantità di popolo. Oltre alle solite prediche d'introduzione, (sospese a volte da concerti musicali), vi hanno le sette parole di Gesù Cristo. Salito in sul Calvario, disposto nel presbiterio, il predicatore le commenta una ad una; e qualche volta non senza copiose lacrime degli ascoltatori. Alle ore 21 d'Italia si fa la deposizione del Corpo del Signore dalla croce, coll'assistenza di tre sacerdoti, che cingono il linteo. Indi rimessolo in un sepolcro, coperto di lenzuoli, si offre al bacio de' fedeli. Però lo spettacolo religioso che attira, nel Venerdì Santo, viemaggiormente il concorso popolare, perfino de' paesi circostanti, è appunto la processione, così detta de' Misteri. Eppure questa processione, col progresso dei tempi, ha subito delle variazioni intorno alle persone, che accompagnano quei gruppi. In prima le Maestranze avevano il solo diritto di precedere il proprio Mistero; ma fu tempo che que' gruppi si lasciarono senza accompagnamento. Soltanto ogni persona indistintamente poteva e può tuttavia andare innanzi al mistero, che rappresenta Cristo portante la croce; ed è seguito da una folla immensa di fedeli, per ragion di voto. Reggendo la diocesi di Trapani, monsignor Vincenzo Ciccolo Rinaldi avea ordinato che davanti la statua dell'Addolorata, col suo manto vellutato, invece di pochi frati de'varj Ordini, in doppia fila, andassero le donzelle dell'orfanotrofio, accompagnate da' preti. Esse vestivano elegantemente a nero, con un velo bianco guarnito di trina, sul capo, fermato da un serto di giunchi, curuna di spini, con guanti bianchi e con un cero acceso in mano. Durò assai poco la comparsa di queste orfane che, nel corso dell'anno, erano intente a preparare le vesti, per la loro elegante mostra, sospirando il Venerdì Santo per vedere ed esser viste. Poiché ad evitare le improntitudini di certi giovinastri, i sorrisi e le occhiate scambievoli de' fidanzati e delle orfane, fu d'uopo smettere il pio costume. Furono perciò sostituiti gli alunni del seminario. Perdura frattanto a' nostri giorni il mal vezzo di staccare a volte a volte dalla lunga processione uno de' misteri, presentandolo davanti la casa de' rispettivi Consoli dell'arte, ed innanzi le taverne, per gustarsi da' portatori un buon sorso gratuitamente. Oggidì questi diciotto gruppi de' Misteri sono quasi tutti associati da un buon dato delle Maestranze, vestite a bruno. Alcuni di essi vengono seguiti dalle bande musicali, fatte venire dai paesi vicini, oltre la militare e la comunale di Trapani. Se non che dobbiamo aggiungere che il Senato, la Nobiltà, l'Intendenza, la Magistratura e i militari da non molto non più tenevano dietro alla statua dell'Addolorata, La quale fu concessa dal nostro Municipio ai cocchieri, agli staffieri ed a'cuochi, che, in bell'ordine disposti, il Venerdì Santo chiudono la processione de' Misteri. Avvertiamo infine che l'Addolorata si ferma alquanto in parecchie chiese, ove cantasi da' musici in fretta ed in furia lo Stabat Mater.


Siamo alla settimana Santa; e i primi due giorni sono occupati in disporre le chiese per il Santo Sepolcro. Le nostre donne divote vi presentano alla lor volta i soliti piatti col frumento, colla scagliola e colle lenti, cresciute su rigogliose, bianche e rossastre, dopo una cura diligente ed amorosa; non che le bottiglie di acqua a diversi colori, da esporre al riflesso delle lucerne. La sera del mercoledì recitasi il matutino delle tenebre, e la gente corre di chiesa in chiesa per ascoltare il canto di Geremia, le lamentazioni e il miserere. Frequentasi soprattutto la chiesa della Badia Grande, ove tradizionalmente si è commendato, in ogni tempo, il canto delle monache. Terminate appena le funzioni ecclesiastiche, dalla chiesa di S. Francesco (prima dall'abolita chiesuola di S. Spirito) muove la breve processione della Madonna della Pietà, associata da' nostri laboriosi portatori, massari. Percorrendo le vie primarie della parrocchia, si ferma in piazza San Rocco; ed ivi staccato dalla bara il quadro in pittura della Vergine, si colloca in una cappella di tavole, provvisoriamente eretta e parata con eleganza. La sera del Giovedì Santo si restituisce processionalmente in quella chiesa donde partì. Ma ciò che riesce assai commovente, nella notte del mercoledì al giovedì, è appunto la così detta Cena, celebrata nella Congregazione degli Agonizzanti e nell'altra della Via Crucis. Sono scelti all'uopo tredici sacerdoti, figuranti Gesù Cristo co' suoi apostoli, vestisti di sacco. Seduti in una mensa, già preparata, il sacerdote, rappresentante il Nazareno, legge un lungo discorso analogo alla sacra cerimonia. Indi passa alla lavanda de' piedi degli apostoli, e si trattiene in colloquio con San Pietro, che dapprima si ricusa; ma poi cedendo al Maestro, che gli minaccia di non conseguire il cielo, offre i vacillanti suoi piedi. Di lì a poco ritornano alla mensa, e fatto un breve discorso, Gesù istituisce il sacramento dell'Eucaristia; e levando in alto l'ostia consacrata (riposta in un ostensorio) invita gli apostoli ad adorarla, ed infine divide a loro il pane e il vino. Soggiunte altre poche parole, si chiude la religiosa cerimonia. La quale era stata precessa da due discorsetti, che diconsi atti di fede e di dolore. Inoltre, nella Congregazione della Via Crucis, entro il chiostro de' Minori Osservanti, dopo la Cena, seguiva un trattenimento in musica, con canto. Ed ora del Giovedì Santo. Le nostre chiese sono per tempo occupate dal popolo che assiste alla messa solenne, ed attende l'istante per vedere deporre l'Eucaristia nel Sepolcro. Seguita la processione, il popolo levasi in punta di piede, accompagnandola cogli occhi, ovvero la tien dietro sino alla cappella, ov'è riccamente disposto il Santo Sepolcro. Appena vi si chiude l'Ostia consacrata, al suono della tabella, troccula, di un tratto s'innalzano le tele delle finestre, ed è già fatto buio. Indi il celebrante, dopo la denudazione degli altari, si reca davanti dodici poveri, vestiti di sacco, col bordone apostolico in mano, e lava loro i piedi. Questa pia cerimonia ha oggi solamente luogo nella cattedrale, in cui è stato disposto un legato di dodici tarì (Lire 5,10) per ciascuno de' cennati poverelli. Ma ciò che preme di mettere innanzi a' miei lettori, si è lo spettacolo religioso denominato le Marie. Raccontano i nostri vecchi che alle ore 21 d'Italia dalla chiesa de' Cappuccini usciva una processione simbolica, detta Ideale, che si fa risalire alla fine del secolo XVI. I personaggi più rilevanti di quella scena sacra erano tre giovinetti, vestiti a costume ebraico. Essi rappresentavano la Vergine Maria, S. Giovanni, il diletto discepolo, e Santa Maria Maddalena. Precedeva questa processione la Compagnia di Monserrato. Le Marie visitavano tutte le chiese, ove era esposto il Santissimo nel Sepolcro. Entrate in ciascuna chiesa, quel personaggio che figurava Maria, madre di Gesù, appena toccavane la soglia, con grido lamentevole, sclamava: Figlio! Fatti alquanti passi, ripeteva: Mio caro Figlio! Pervenuto ai gradini dell'altare, soggiungeva: Dove sei tu, mio Bene! - Viscere del mio seno. - In così acerbe pene! Indi succedeva lo svenimento di Maria che appoggiavasi a san Giovanni, il quale recitando altre strofe in versi, implorava dalla Maddalena soccorso alla Madre. La penitente discepola non tralasciava alla sua volta di aggiungere altre strofette, colle quali chiudevasi la sacra rappresentazione. Un tramestio di popolo che si premea a vicenda, circondava le Marie. Seguiva dappoi uno sbocco di gente, che smaniosa di assistere, in più chiese, allo spettacolo, precipitatasi dalle strade al fracasso delle catene che, forse per quella circostanza di penitenza, trascinavano, legate al piè, i confrati di Monserrato. Si deplorarono allora non poche incovenienze, e raccontasi, fra le tante, che perfino una donna incinta, colpita nella chiesa di S. Lorenzo dalla catena di uno dei confrati, ebbe a patire il provocato aborto. Sicchè probabilmente nel 1820 venne proibita la processione delle Marie; restando l'altra della Madonna di Pietà che teneva dietro allo spettacolo religioso; e che tuttora esce dalla chiesa della Compagnia di Santa Annella. Non ricorderò qui le rappresentazioni allegoriche al Sacrificio Eucaristico, praticate il Giovedì Santo, in parecchie chiese, specialmente in quella di Santa Anna, quantunque proibite da' Sinodi e dagli editti de' vescovi. Né punto il viavai della gente curiosa che corre di chiesa in chiesa, per vedere tutt'altro che i Sepolcri.

foto tratta dal sito www.trapaninostra.it (dal libro "Passio Drepani" di Gino Lipari)


La festività del Sabato Santo raduna in chiesa il popolo per assistere alla calata della tela, in commemorazione della resurrezione di Gesù Cristo. La prima chiesa a solennizzare lu risuscitu è l'Annunziata, fuori la città. ivi, fatta l'alba, il popolo copre tutti i posti, ed aspetta ansiosamente il Gloria in excelsis Deo. Calata la tela, si scorge un nembo di fiori, carte colorate, panneddi, uccelletti che cinguettano; e tra la folla piccoli e grandi, uomini e donne, che stendono le braccia per agguantare qualcosa. Mentre la figura del Cristo risuscitato si muove dall'altare, ed innalzata gradatamente, si ferma a certa distanza fra gli evviva degliastanti. Nelle nostre parrocchie poi è un premere continuo di gente, che stanca e svogliata, per la lunga funzione, sta sempre irrequieta. Non che di giovani, i quali, nell'istante della calata, per dirla col Pitrè "si giovano di fare uno scherzo a qualche loro amico e conoscente. Poiché, essendo essa una scena lungamente ed ansiosamente aspettata, qual capriccio più bizzarrodi quello di turare all'impensata gli occhi ad una persona, che stia lì tutta orecchi a sentire gli ultimi canti, e tutta occhi a veder gli ultimi atti che precedono la resurrezione? Vi sono giovani che se ne fanno un divertimento di questo giorno, e da chiesa a chiesa corrono adocchiando uno della folla, a cui preparare il brutto tiro: causa di colluttazione e di baruffe qualche volta". Avvenuta la resurrezione nella cattedrale, si avverte uno scampanio assordante di tutte le chiese; e vi ha delle persone che nelle case o nelle strade, al tocco delle campane, baciano il terreno. Allora in tre stabiliti pianerotti della città, si collocano de'n canestri di uova, e dai venditori si grida a più non posso: ova, ova, ova! I giovani ne acquistano di parecchi e sfidano i compagni al giuoco dello scoccino (truzza). Essi convengono in prima a provarsi scambievolmente le uova tra' denti, per saggiarne la consistenza della scorza o la fragilità. Convenute le parti, non senza qualche passaggiero scalpore, si provano in questa maniera: uno di essi stringe in pugno l'uovo, e l'altro vi batte su, con una dell'estremità del proprio uovo, detta o di punta o di culu. Se uno de' due si rompe, l'uovo rotto diviene proprietà di chi ha vinto al giuoco. Dicesi che nel corso della quaresima alcuni giovani mettono entro il sale delle uova per indurarle e superere gli emuli. Costumatasi eziandio, in questo giorno, la benedizione data a' coltelli de' macellaj. Ed ora come corrono diversi i tempi! … Non senza grave scandalo de' timorati cristiani, a tutto pasto mangiasi la carne, non solo ne' venerdì dell'anno e della quaresima, ma spudoratamente nel Venerdì Santo. Ed eccoci al giorno di Pasqua, in cui si gusta saporitamente la cassata della Badia grande, il sanguinazzo della Badia nuova, non che l'agnello pasquale di pasta di mandorle con conserva ed altri dolci. I fanciulli mostrano lietamente lu pupu cu l'ovu, come dicono a Palermo, o come chiamasi in Trapani lu campanaru. In tempi a noi rimoti avveniva, in questo giorno, un'altra processione. Dalla chiesa della Compagnia di S. Michele usciva la statua del Cristo risuscitato, e contemporaneamente dalla chiesa de' padri Mercedarj scalzi la statua della Vergine.

La quale incontratasi alla ruanuova, coll'altra di Gesù Cristo, si ravvicinavano in segno di gioja e di vicendevole trionfo. Abolita posteriormente questa processione, venivane istituita un'altra da' medesimi padri Mercedarj. Conducevasi quasi sempre da un novello sacerdote l'ostensorio coll'Eucarestia, percorrendo non poche strade della città. due lunghe file di uomini e di ragazzi con ricamati abitini al collo, non istanchi di aver precesso i Misteri, facevano sperimento della solidità delle loro gambe, accompagnando con ceri accesi l'Ostia consacrata. Soppressi al 1866 i frati, questa processione fu concessa alla Compagnia di S. Giuseppe; ma oggi è abolita. Però, con grande solennità, eseguitasi, in Trapani, la festa dei Cilij, la quale succedeva il lunedì di Pasqua. Ne fo la descrizione, togliendo di peso le parole del nostro diario. "secondo giorno di Pasqua di resurrezione, in cui i nostri antenati furono soliti condursi in divota ordinanza sino al gran tempio di Maria SS. Di Trapani fuori la città della l'Annunziata, ed ivi presentare una limosina per cadaun ceto di persone che vi intervenivano, e poiché la chiesa universale in detto giorno appone il cereo sull'altare, i nostri maggiori chiamarono cereo detta limosina, e forse perché con essa si comprava il riferito Cereo. Il tempo in cui questa divozione ebbe cominciamento ci è ignoto, poiché nel 1499 addì 17 settembre in un real ordine sciolto nella corte di Granata da Ferdinando II diretto allo spettabile magistrato amato consigliero e vicerè nel regno di Sicilia Misser Giovanni di la Nuza, si prescrive al Segreto di questa città di pagare puntualmente le onze 2 secondo l'antica costumanza per donarsi il cereo regio in ogni anno nel cennato lunedì alla chiesa di Maria Santissima fuori le mura di detta città: dalle quali parole si rileva a chiare note che la detta processione è molto più antica del divisato tempo. E difatto ho tra le mani un Bando di antichissima scrittura datato nel giorno 12 aprile 13 indizione mancante però dell'anno preciso, con cui si ordina e stabilisce il sesto da tenersi in detta ordinanza a tutti i ceti componenti, e la pena a coloro che mancassero d'intervenire, dove si legge che precedessero gli schiavi; quindi la Santa. Croce coll'intera comunità de Padri Carmelitani, e dopo successivamente i rispettivi cerei delle Maestranze, e che chiudessero detta ordinanza i merciaj a sinistra, nel mezzo i mercadanti, e gli speziali alla destra, ed in ultimo la città. I sudetti Carmelitani nella loro cancelleria conservano molte sovrane e viceregie Lettere, in cui si ha sempre inculcato l'osservanza di detto Cereo; e finalmente il Vicerè Conte Montilione addì 8 aprile 12 indizione da Palermo ordina, che la succennata processione abbia di procedere (qui non fa motto alcuno degli schiavi) il cereo regio che pagarsi dovea dal Segreto: poi quello della Giustizia, cioè quello che ha costumato condurre il Magistrato col prefetto della città, capo civile di essa Corte; e quindi si trascrivono tutti i ceti coll'ordine stesso stabilito nel cennato bando. Questo spettacolo popolare, con cui terminavano in Trapani, le feste di Pasqua, non viene oggigiorno ricordato con rammarico che dai nostri vecchi, i quali deplorano le beatitudini de' tempi andati. E forse delle volte ne hanno ragione …

Item, che il segno che portano li fratelli sia un mondo con l'ali in mezzo del quale vi siano le cinque piaghe di Christo conforme si è mostrato il disegno.

Item, che nel stendardo che cià di innanti si ci habbia a mettere da una parte il mondo con le ali e le cinque piaghe et il detto "Quis ut Deus" et altra parte, il mondo con l'ali e le cinque piaghe et il detto "S.P.Q.R." e la crocetta che si porta habbia da essere di colore annavarato in mezzo della quale croce, si habbia a mettere "Quis ut Deus" et nelli parti della tovaglia si habbia a mettere il mondo con le ali e le cinque piaghe.

Item, che nel segno grande del Governatore vi sia nel mezzo Christo crocifisso che spanda il sangue in un fonte et un poco sotto San Michaele che dica "Quis ut Deus", conforme al disigno che si ha mostrato.

Item, li fratelli vadano con il sacco rosso et il mantello annoverata con tutte le altre cose conforme e soluto andare la compagnia di Sancto Michaeli.

(notaio Andrea Valentino, il 26 febbraio 1646)



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